Medley Folk: Ragazza Di Campagna - I Vecchi - Un Po' Di Più - Fotografie - Vivi - Le Vie Dei Colori Testo

Testo Medley Folk: Ragazza Di Campagna - I Vecchi - Un Po' Di Più - Fotografie - Vivi - Le Vie Dei Colori

Inserito il 08 Dicembre 2007
Chiude il Roxy Bar, celebre grazie a Vasco Rossi
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--Chiudi a chiave la porta
mi fai un poco pena
un ceffone sul viso a letto senza cena
Quel rossetto a tuo padre
non è andato giù
e ti bruciano ancora quelle cinque dita
mentre asciughi gli occhi ma non sei pentita
"Babbo me la paghi,
domani scappo via"
Ti avvicini allo specchio
sfili via la gonna
mica male le gambe
sembri già una donna
un bottone poi un altro e la camicia e voilà
vola sopra il comò
e le scarpe più o meno la stessa fine
quelle calze pian piano
come hai visto al cine
poi ti alzi in piedi e quel che avevi
non l'hai più
Guardi in giù
se il tuo seno è un po' di più
se è un po' cresciuto
tiri su i tuoi capelli fai le facce strane
come in un film muto
Sarà  peccato giuro
non lo faccio più
caro Gesù Giuseppe Maria
siate la salvezza dell'anima mia


--I vecchi sulle panchine dei giardini
succhiano fili d'aria e un vento di ricordi
il segno del cappello sulle teste da pulcini
i vecchi mezzi ciechi i vecchi mezzi sordi
i vecchi che non dormono di notte
seduti in pizzo al letto a riposare la stanchezza
si mangiano i sospiri e un po' di mele cotte
i vecchi senza un corpo i vecchi senza una carezza
i vecchi un po' contadini
che nel cielo sperano e temono il cielo
voci bruciate dal fumo dai grappini di un'osteria
i vecchi vecchie canaglie
sempre pieni di sputi e consigli
i vecchi senza più figli e questi figli che non
chiamano mai
 

--sirene di navi urlavano al vento
la radio passava le pubblicità
le labbra accostate ancora una volta
ed una carezza ancora
un filo di sole entrò nella stanza
sulla poltrona i nostri paltò
parole inghiottite e sguardi bambini
e come poterti dire che tu eri
più del vino più del pane più
della pelle delle ossa più
più dei sassi più dell'erba più
più di tanto più di tutto più
più dei tetti più del porto più
dei cavalli  e delle giostre più
più di un mese più di un anno più
un po' di più


---un azzurro scalzo in cielo
il cielo matto di marzo e di quel nostro incontro
al centro tu poggiata sui ginocchi
e il vento sui capelli e sui tuoi occhi
qui l'ombra cade giù dalla tua mano
un orizzonte di cani abbaia da lontano
tu aggrappata alla ringhiera
di una tenera e distratta primavera
pomeriggio lento e un po' svogliato
maggio è andato via un dito sotto il mento
e gli uccelli fuggono infilando il verde dove la
città si perde
la pioggia fina salta sopra i marciapiedi
noia moschina e tu tu guardi ma non vedi
che è finita e tra le dita non ci sono che fotografie


--cosa vuoi di più che avere
il solo guaio delle nubi e un sole nella
pelle su quelle spiagge di vernici e di silenzi e bere
a sorsi piccoli i tuoi baci come fontanelle
mattino presto e code splendide di primavera
stanchi di vento e non di noi
cosa vuoi di più entravamo
in quella casa senza tende senza niente dentro
e al centro su una sedia sopra il mondo ci
amavamo
in un abbraccio sospirato come un ballo lento
e con le labbra morse e pallide c'inseguivamo
l'ultima nostra faccia
vivi eravamo
come aria semplice
vivi eravamo
come fuoco giovane
a cuore nudo vivi eravamo
come acqua umile
vivi come terra fertile


--o bella mia
io vado via
e non ti porto con me
c'è un viaggio che
ognuno fa solo con se
perché non è che si va vicino
perché un destino non ha
un mattone vuole esser casa
un mattino divenire chiesa
ed il matto che c'è in me
che si chiede che cos'è
vuole diventare qualche cosa
e sarà una strada senza fine
sotto ad una spada o su una fune
a cercare il mio Far West
a trovare il Santo Graal
una corsa brada oltre il confine
una luce prenderò
per te là fuori
quando io camminerò
le vie dei colori
o bella mia
o bella ciao
o bella mia
e festa stia
e festa sia
quando arriverai anche tu
camminando le vie dei colori

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