Dividendo l'acquavite ed il mio trinciato forte
Sopra l'altipiano all'alba
Io ed un tenente prigioniero sprofondammo nel silenzio
Di quell'invernale calma
L'aria tersa delle vette non recava quel fetore
Ch'era a entrambi familiare
Di un'Europa di vent'anni presa nel filo spinato
A marcir come il letame
Ma se vi ho guidato è perché ero disperato
Non intrepida irruenza, ma solo indifferenza
E se mai fui Ardito, fu solo perché ferito
Ero da tempo e attendevo il momento
Dell'estremo congedo, del definitivo Credo
Di chi mai sentì giusto null'altro che il disgusto
La battaglia del Solstizio s'annunciò con un tremendo
Rombo lungo tutto il fronte
Un buon giorno per morire, proprio quello che più a lungo
La sua luce al mondo infonde
Li portai fuori cantando versi amari di condanna
Imparati in angiporto
Confidando che la sorte raccogliendoci a manciate
Almeno raddrizzasse un torto
Ma se fummo chiamati eroi ed encomiati
La trattativa il sangue scherniva
E per tutti coloro che divennero concime
Un regio dispaccio di cordoglio vile
Così presi licenza di sfidare la potenza
Non più di avversari che sanguinavano al pari
Ma della mano che ordisce, in sicurezza e con decoro
E strangola i popoli con catene d'oro
Adesso ad un solo Superiore eternamente
Vado cercando udienza
"Maggiore Renzi, presente!"
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