Cari compagni, concittadini.
nessun commiato è più straziante di quello che noi stiamo per darci
come troverò nel profondo del mio cuore ancora un resto di forza per parlare,
perchè ancora una volta la mia voce vi tocchi.
voi la udite un'altra voce, non è più quella della ringhiera,
quella che scendeva con tanto orgoglio quando il fiordo popolare in tempesta
batteva contro le bugne del palazzo.
ho sopportato in questi giorni le ore più penose,
e mi pare di non poter sopportare questa.
la notte di Ronchi mi torna nell'anima,
con tutte le sue stelle che bruciano.
se potessi veniere a mensa con voi per l'ultima volta,
non sentirei che il sapore della mia tristezza.
vi vedrò domani, e non vi dirò addio.
io posso aver errato qualche volta, voi...
voi siete stati perfetti. sempre!
rifarò tra poco quella via che feci sotto il sole di settembre
rivedrò il trivio della rupa
dove feci la prima sosta per riordinare la colonna in ordine di battaglia
verso la città invisibile. siete i miei compagni d'anime e d'armi,
siete la mia giovinezza e il mio coraggio.
vi porto in me, vi avrò con me sempre, nel punto di partire verso qualunque altra impresa
nel punto di compiere qualunque altra azione.
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