(G. Santucci - M. Gazzè)
Di questi lacerti antropici
Sgretolati irreparabili
Di queste scaglie non più corporee
Arricciate come coriandoli
Stracciati per dispetto
Per essere un calcolo un fluido
Un sistema perfetto
Incompleto e provvisorio
Resterà un segno? Un ricordo?
Di queste scorie di cellule umori e passioni
Dell'ansimare tra coscienza e istinto tra sublime e minuto?
Di questo odore di pane caldo
In questa notte d'estate cosi piena di stelle?
Di questo spasimo incontenibile chiamato amore?
Per l'ultimo umano esercizio del paragone
Per declinare il confronto di ciò che è stato
Comunque sia stato
Per vidimare il terrore dell'ignoto
Del non essere più e dover ancora diventare
Se questo ignoto stadio dell'essere
(se è)
Se questa forma di vita non informata
Sparisce con l'intuizione
Estranea e superiore
Della dialettica del cosmo
Del segreto del divenire
Quotidiano
Resterà un segno? Il mio ricordo?
Di queste scorie di cellule umori e passioni
Dell'ansimare tra coscienza e istinto tra sublime e minuto?
Di questo odore di pane caldo
In questa notte d'estate cosi piena di stelle?
Di questo spasimo incontenibile chiamato amore?
Solo chi non ha visto ci crede davvero
Perché chi c'era
Ancora si chiede se era
Solo chi non ha visto ci crede davvero
Perche chi c'era
Ancora si chiede se era
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