Sequoia Testo

Testo Sequoia

Jovanotti e Ramazzotti a Napoli: omaggio a Pino Daniele
Iuffa Eleonora sono i miei nonni, fanno i mezzadri nelle campagne di un medico di città. la modesta casa colonica compresa nel contratto confina con quella padronale è circondata da un grande giardino curato a perfezione. in quel giardino troneggia un enorme sequoia che avrà 300 anni. una vera sequoia vicino a Quianello . appena posso mi intrufolo nel territorio altrui per giocare a guardia e ladri coi marmocchi ben vestiti oltre la siepe. che a 5 anni puoi ancora mescolare, senza dare troppa noia, i nipoti contadini con i figli del dottore; oggi i signorini stanno facendo andare a vuoto l'altalena. ma io non me ne accorgo. un altalena con seduta in legno massello rigoroso. arrivo di corsa e sento un urlo. attento! attento a cosa? schtung. piombo al suolo a peso morto e l'omicida il più grande tra i giovinetti democristi va a chiamare preoccupato chi ne fa le veci. la Nora mi racccatta su di peso e mi trascina su di peso già svenuto nella casa del dottore che sta giocando a carte nella sua magnifica tenuta fuori porta. non si alza nemmeno dalla sedia e davanti a quel disastro consiglia saggiamente di portarmi all'ospedale. dove mi rifaranno alla carlona il sopracciglio per poi rispedirmi al cortile da cui sono arrivato. è rimasto quell'immenso e botanico mistero. la sequoia è là in via chiesa proprio a pochi passi dalla vecchia villa rossi dove nel 44 stava il comando di quelli che torturavano i ribelli venuti giù dalle montagne. ed è rimasta quella vecchia ma mneo eterna cicatrice quando la guardo allo specchio e nelle fotografie di me bambino penso che sia una bella cosa una lieta meraviglia. che ancora non c'abbia toccato nè guerra nè miseria.