Eurovision, cambia il regolamento: niente più finali nei Paesi in guerra

L’Eurovision Song Contest cambia rotta. Il regolamento della storica competizione musicale internazionale è stato aggiornato introducendo una nuova norma destinata a incidere direttamente sull’organizzazione delle future edizioni: il Paese vincitore non potrà ospitare l’Eurovision dell’anno successivo se la situazione di sicurezza interna o regionale non sarà considerata adeguata.
La tradizione vuole che sia l’emittente pubblica del Paese vincitore a organizzare la manifestazione dell’anno seguente. D’ora in poi, però, la vittoria non garantirà automaticamente il diritto a ospitare il grande show europeo.
Secondo il nuovo regolamento, l’emittente vincitrice non potrà accogliere la manifestazione qualora un conflitto armato, una situazione geopolitica particolarmente delicata o qualsiasi altra circostanza comprometta in maniera significativa la sicurezza o la stabilità del Paese e dell’area circostante.
La sicurezza entra ufficialmente nelle regole dell’Eurovision
La nuova procedura assegna un ruolo ancora più centrale all’European Broadcasting Union. Se lo riterrà necessario, l’organizzazione potrà commissionare una valutazione indipendente delle condizioni di sicurezza nella regione del Paese vincitore.
Sulla base di questa analisi, l’Ebu consulterà il Comitato Esecutivo dell’Eurovision per stabilire se il Paese sia effettivamente in grado di ospitare la competizione in condizioni di sicurezza.
In caso di esito negativo, la soluzione è già prevista: l’Eurovision verrà trasferito in un altro Paese, scelto dall’Ebu. L’emittente individuata organizzerà la manifestazione a proprio nome e non sarà obbligata a farlo per conto del Paese vincitore.
Una modifica che, almeno formalmente, non prende di mira alcuno Stato specifico. Ma il tempismo della decisione è tutt’altro che casuale.
Dopo Vienna, l’Eurovision prova a disinnescare le tensioni
La revisione del regolamento arriva infatti dopo una delle edizioni più controverse nella storia recente del concorso.
All’ultima manifestazione di Vienna, Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda hanno rinunciato a partecipare, in aperta protesta contro la presenza di Israele. Il caso ha riacceso il dibattito sul rapporto tra Eurovision, politica e conflitti internazionali, con Israele al centro delle contestazioni per la guerra nella Striscia di Gaza seguita agli attacchi del 7 ottobre 2023.
Il boicottaggio ha rappresentato un precedente particolarmente significativo per una manifestazione che, per sua stessa natura, cerca da decenni di mantenere la musica separata dalle tensioni politiche tra gli Stati partecipanti.
La nuova clausola sembra quindi voler affrontare il problema da un'altra prospettiva: non stabilire chi possa partecipare, ma stabilire dove sia possibile organizzare l’evento.
Il precedente ucraino
Non è la prima volta che l’Eurovision si trova a dover gestire una vittoria arrivata da un Paese coinvolto in un conflitto.
Nel 2016 l’Ucraina vinse il concorso con Jamala e l’anno successivo ospitò regolarmente la manifestazione a Kiev, nonostante il conflitto nel Donbass, iniziato nel 2014 tra le forze ucraine e i separatisti filorussi sostenuti da Mosca.
Il caso più evidente è però quello del 2022. L’Ucraina trionfò a Torino con Stefania dei Kalush Orchestra, ma l’invasione russa su vasta scala rendeva impraticabile l’organizzazione dell’edizione successiva sul territorio ucraino.
L’Ebu decise così di trasferire l’Eurovision nel Regno Unito, a Liverpool, nel 2023.
La nuova norma trasforma di fatto quell'esperienza in un principio regolamentare più chiaro: vincere l’Eurovision significa conquistare il diritto simbolico a ospitarlo, ma non necessariamente quello operativo.
La musica resta al centro, ma il mondo intorno è cambiato
Nato nel 1956 a Lugano come progetto della radiodiffusione europea, l’Eurovision è diventato nel tempo molto più di un semplice concorso canoro. È uno degli eventi televisivi musicali più seguiti al mondo e, proprio per la sua dimensione internazionale, finisce inevitabilmente per rispecchiare le tensioni del continente e non solo.
Il nuovo regolamento prova ora a tracciare una linea più netta: la sicurezza viene prima della tradizione secondo cui il vincitore ospita automaticamente la festa dell’anno successivo.


