Fourteen, il K-pop parla italiano: chi sono le quattro giovanissime che vogliono conquistare il mondo
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Cantano, ballano, rappano, recitano e hanno un'età media di appena 14 anni. Si chiamano Viola, Deegee, Cahaya e Sofy e sono le quattro componenti delle Fourteen, il nuovo gruppo che punta a portare l’estetica e il linguaggio del K-pop in Italia e, da qui, oltre i confini nazionali.
Sono state scelte tra circa 5.000 candidate provenienti da tutta Italia. Alcune si sono presentate ai provini quasi di nascosto, altre sono state incoraggiate dai genitori. Oggi, però, raccontano soprattutto il legame nato tra loro: «Un legame veramente bello», spiegano, ricordando la timidezza e l’imbarazzo dei primi incontri.
Fourteen, il primo gruppo K-pop italio-europeo
La definizione potrebbe sembrare curiosa: K-pop significa letteralmente Korean pop, mentre nessuna delle quattro ragazze è coreana. A spiegare la scelta è il direttore artistico Paolo Meneguzzi, che dopo il successo da cantautore nei primi anni Duemila ha intrapreso un percorso dedicato ai giovani talenti.
«Ormai il K-pop è uno stile più che una provenienza geografica», racconta Meneguzzi. Un'evoluzione che, secondo il produttore, lo rende paragonabile a generi come il reggaeton o l'hip hop: linguaggi nati in contesti precisi ma diventati ormai internazionali.
Il modello di riferimento è quello delle grandi formazioni coreane. BTS e BLACKPINK hanno trasformato il K-pop in un fenomeno globale, mentre in Italia quella che un tempo era una cultura di nicchia è diventata parte dell'immaginario di moltissimi adolescenti. Coreografie, moda, musica, serie televisive e cultura coreana sono ormai elementi familiari a un'intera generazione.
Dalla musica alla televisione: un progetto transmediale
Per le Fourteen, però, la musica è soltanto il punto di partenza. Meneguzzi definisce il progetto un «esperimento transmediale», costruito per unire musica, televisione, formazione e mondo digitale.
Il progetto coinvolge Warner, Rai e produttori internazionali, tra cui gli svedesi Andreas Carlsson ed Erik Lidbom, e può contare su un investimento di alcuni milioni di euro. L'obiettivo è costruire non soltanto una girl band, ma una vera community intorno alle quattro protagoniste.
Il riferimento è duplice: da una parte i gruppi globali come le Katseye, dall'altra le serie televisive per ragazzi che hanno trasformato i protagonisti in autentici fenomeni pop. Una sorta di nuova generazione di Hannah Montana, aggiornata però all'epoca dei social, delle piattaforme digitali e del K-pop.
“One More Kiss” è il primo passo
Il debutto musicale è arrivato con “One More Kiss”, singolo cantato interamente in inglese e accompagnato da un videoclip che mette subito in evidenza le caratteristiche del progetto: canto, danza e un'estetica fortemente ispirata alla K-fashion.
Capelli colorati, minigonne a pieghe, calzettoni sopra il ginocchio, crop top e camicie diventano parte di un'identità visiva costruita per parlare direttamente al pubblico internazionale.
Ma dietro l'immagine c'è soprattutto un percorso di formazione molto intenso. Le quattro ragazze seguono lezioni di canto, danza, dizione, freestyle e recitazione, oltre a incontrarsi nei fine settimana per lavorare sulle coreografie. Tutto questo mentre continuano a frequentare la scuola.
Nel 2027 arriva anche la serie TV
Il progetto è destinato ad allargarsi ulteriormente. Nel 2027 le Fourteen saranno infatti protagoniste di una serie televisiva destinata al nuovo canale Rai Kids V/Be.
Prima, però, ci saranno le prime occasioni per incontrare il pubblico dal vivo, a partire dalla partecipazione al Lucca Comics & Games prevista a fine ottobre.
Le ragazze non nascondono l'emozione. Sofy, Sofia Peleggi, 15 anni, romana, ammette di sentire la pressione ma di essere impaziente di mostrare ciò che sa fare. Cahaya, 14 anni, originaria di Barcellona e con radici svedesi e indonesiane, guarda ancora più lontano: «Vorremmo far vedere ai giovani che tutto è possibile». Viola Scalzo, 13 anni, di Biella e più giovane del gruppo, sogna invece di far conoscere la musica delle Fourteen a quante più persone possibile.
E Deegee, pseudonimo di Sofia Di Giamberardino, 14 anni, romana, individua forse la sfida più importante: diventare per i propri fan quello che gli idol coreani rappresentano per milioni di giovani, cioè un punto di riferimento e, soprattutto, un luogo sicuro.
Per riuscirci serviranno talento, disciplina e una lunga gavetta. Meneguzzi lo sa bene: «Oggi è sempre più importante che gli artisti siano capaci di fare tante cose, non soltanto cantare o ballare». Le Fourteen, in questo senso, sono già nate con una missione precisa: dimostrare che il K-pop non ha più bisogno di un confine geografico.


