Tupac, 30 anni dopo la pistola torna a parlare: al via il processo per l’omicidio del rapper

  • 11 AGOSTO 2026 13:16
Tupac, 30 anni dopo la pistola torna a parlare: al via il processo per l’omicidio del rapper

Quasi tre decenni dopo quella notte del settembre 1996, la morte di Tupac Shakur torna al centro di un’aula di tribunale. A Las Vegas è infatti iniziato il processo con giuria nei confronti di Duane “Keffe D” Davis, oggi 63enne, accusato di aver avuto un ruolo decisivo nell’organizzazione dell’attacco che portò alla morte del rapper.

Davis è stato arrestato nel 2023, dopo anni nei quali il caso era rimasto avvolto da interrogativi, testimonianze contraddittorie e piste investigative rimaste senza una conclusione giudiziaria. L’imputato ha sempre respinto l’accusa e si è dichiarato innocente. La procura, invece, sostiene che fosse lui a coordinare l’azione e a impartire le indicazioni che portarono alla sparatoria.

L’agguato sulla Strip

La sera del 7 settembre 1996 Tupac viaggiava a bordo di una BMW insieme a Marion “Suge” Knight, il potente produttore e fondatore della Death Row Records. La vettura percorreva le strade di Las Vegas quando una Cadillac bianca si avvicinò e iniziò a sparare.

I colpi raggiunsero Shakur, ferendolo gravemente. Knight rimase a sua volta ferito, ma riuscì a sopravvivere. Per Tupac, invece, le conseguenze furono fatali: il rapper morì sei giorni dopo, il 13 settembre 1996, a soli 25 anni.

La dinamica dell’agguato è rimasta per anni uno dei grandi enigmi della cronaca americana. Ora, davanti alla giuria, l'accusa tenterà di ricostruire cosa accadde prima, durante e dopo quella sparatoria e soprattutto quale sarebbe stato il ruolo di Davis.

Una vendetta nel cuore della guerra tra gang

Secondo la ricostruzione dei procuratori, il movente sarebbe legato allo scontro tra gruppi rivali che negli anni Novanta attraversava la scena hip-hop della West Coast.

Poche ore prima dell'omicidio, Tupac era stato coinvolto in una rissa all'interno del MGM Grand Hotel. Tra i partecipanti vi sarebbe stato anche Orlando “Baby Lane” Anderson, membro dei Crips e da tempo indicato dagli investigatori come possibile figura centrale nella vicenda.

Davis, che ha riconosciuto in passato la propria appartenenza ai Crips di Compton, si trovava nella Cadillac dalla quale partirono gli spari. Con lui viaggiavano altre tre persone.

La tesi dell'accusa è che quella sparatoria non sia stata il risultato di un incontro casuale, ma il culmine di una sequenza di tensioni e ritorsioni maturate all'interno della rivalità tra gang.

L’unico sopravvissuto

Uno degli aspetti più singolari del caso è che Davis rappresenta l'unico componente ancora in vita del gruppo che si trovava nella Cadillac quella notte.

Le altre persone coinvolte sono morte negli anni successivi, lasciando agli investigatori soprattutto testimonianze, dichiarazioni rese nel corso del tempo e documenti attraverso i quali ricostruire la vicenda.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono state le stesse dichiarazioni di Davis. Nel corso degli anni l'uomo ha parlato pubblicamente della notte dell'omicidio e nel 2019 ha pubblicato un'autobiografia, Compton Street Legend, nella quale ha raccontato diversi episodi della propria vita criminale e della sua esperienza all'interno delle gang.

Quelle dichiarazioni sono diventate parte del materiale utilizzato dagli investigatori per ricostruire il caso.

Il mistero che dura da una generazione

La morte di Tupac non è stata soltanto l'omicidio di una delle più grandi star della musica americana. È diventata uno dei simboli della feroce rivalità che negli anni Novanta contrappose diverse fazioni della cultura hip-hop statunitense.

Tupac aveva 25 anni, una carriera in piena espansione e un'immagine ormai diventata iconica. La sua morte, seguita pochi mesi dopo da quella di The Notorious B.I.G., contribuì ad alimentare per anni teorie, sospetti e ricostruzioni alternative.

Ora sarà una giuria a dover valutare le prove raccolte contro Davis e stabilire se l'uomo possa essere ritenuto responsabile dell'organizzazione dell'agguato.

Dopo quasi trent'anni, il caso che sembrava destinato a rimanere irrisolto entra dunque in una nuova fase. La domanda è una sola: chi ordinò davvero la morte di Tupac Shakur e quanto pesò, in quella notte del 1996, la guerra sotterranea che aveva trasformato l'hip-hop in un campo di battaglia?

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