La sua solida carne non si era mai staccata, ogni alba la trovava nell'incantevole distesa, ogni notte il suo spirito amava correre, fra gli abissi e i mondi più remoti del suo vivere, quando una sera lo spazio più cupo la fece diventare apatica, l'invitante flauto, nell'abisso dell'aldilà, quella mattina si svegliò invecchiata ormai, niente, nessuno era lo stesso per lei, gli amici sono diventati come una folla estranea per lei che vaga in un'altra dimensione eterea, anche se ogni sua lusinga rende la vita degna di esser vissuta, nessuno sa o immagina a cosa dio alluda.
2 v: Le antiche torri hanno nostalgia, di una luce persa, ma ricordata nella vita mia
Rit: 2v. Mai io potrò essere legato alle cose che portano luce lontano da me
vivo nei tramonti e fra le strane guglie delle mie città, vivo tra villaggi antichi, nei boschi e nelle valli che han, i venti le sude del mare fra le colline illuminate da vecchi giardini e da strane vetrate (tra fuochi lunari)
Poeti onirici: questa è la mia realtà, dall'aria che respiro!
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